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Il patrimonio industriale
L’Adda, “culla” della rivoluzione industriale italiana Le rive dell’Adda ospitano da secoli mulini, ruote idrauliche, canali di derivazione, opifici mossi dal fluire delle acque:... Il patrimonio industriale

L’Adda, “culla” della rivoluzione industriale italiana

Le rive dell’Adda ospitano da secoli mulini, ruote idrauliche, canali di derivazione, opifici mossi dal fluire delle acque: a Vaprio fin dal 1700 era in funzione una “folla da carta”, trasformatasi nella cartiera A. Binda & C. (1868). Molto comuni erano le filande che sfruttavano la coltivazione del baco da seta, attività integrativa nell’economia della famiglia contadina, diventata poi interamente sostitutiva del lavoro nei campi. Rimangono a testimoniare la loro capillare diffusione: la filanda Abegg a Garlate (1841, oggi Museo della seta); a Brivio, la filanda Molinazzo (1776) e il filatoio Toffo, mulino seicentesco; ad Abbadia Lariana, il setificio Monti (1818, oggi Museo Civico); a Vaprio il vellutificio Velvis , già Sioli dell’Acqua (1838); a Sotto il Monte la filanda Fumagalli (1902); a Osio Sotto la filanda della Rasica (metà 1800), fino a giungere ai grandi insediamenti tessili, come il Linificio Canapificio Nazionale (1873) di Fara Gera d’Adda e di Cassano d’Adda.
Il fiume ha svolto un ruolo di primo piano nell’industrializzazione della Lombardia; l’industria idroelettrica ha preso il suo avvio alla fine dell’800 con la costruzione delle centrali per la produzione di energia e il funzionamento degli opifici a cui erano collegate (la centrale della cartiera Binda di Vaprio, la “Rusca” del Linificio Canapificio Nazionale di Fara Gera d’Adda e quella di Crespi per l’opificio tessile e il villaggio operaio).
Le maggiori centrali, che sono la “Bertini” del 1898, la “Taccani” del 1906, la “Esterle” del 1914 e la “Semenza” del 1917, tuttora funzionanti, si dimostrano anche monumenti, architettonicamente rappresentativi, quasi delle “cattedrali dell’energia”, testimoni di uno sviluppo economico rispettoso della bellezza e dell’ambiente.
I due monumenti più rappresentativi rimangono comunque il ponte di Paderno (1889), una delle opere ingegneristiche più ardite dell’epoca, paragonabile alla Tour Eiffel, e il villaggio Crespi (1878), esempio unico al mondo di company town come testimoniato dall’UNESCO che nel 1995 lo ha dichiarato Patrimonio dell’Umanità.

redazione